Flow (2024): recensione
Flusso. Immagini, colori, suoni, acqua, pesci, pensieri, sensazioni, emozioni, musica. Tutto scorre nel secondo lungometraggio di Gints Zilbalodis, “ Flow ” appunto, fresco vincitore dell’Oscar per il miglior film di animazione. Un delicato equilibrio tra fiaba per bambini e toni apocalittici fa immergere lo spettatore nelle rocambolesche avventure di un gatto, che dovrà salvarsi da una tremenda alluvione che ha completamente sommerso il mondo. La vita umana sembra essere scomparsa, quindi il felino dovrà trovare il modo di superare le avversità, navigando alla deriva su una piccola imbarcazione di fortuna con un gruppo di altri animali. Un viaggio in un mondo sospeso, incontaminato e selvaggio, che si svela progressivamente allo spettatore, immortalato da pochissime riprese statiche che intervallano lunghi piani sequenza e long-take. Una scelta che rende “in presa diretta” il dinamismo delle scene di inseguimento o di combattimento (scelta enfatizzata da una pseudo-camera a mano che...