Warface, la recensione: nell'algoritmo della guerra
Una forza incontrollata e incontrollabile, un’onda che travolge tutto e tutti, una massa polverosa che cancella i contorni delle cose e delle coscienze, facendo perdere l’orientamento fisico e morale: la guerra è protagonista assoluta del sesto lungometraggio di Alex Garland, Warfare (2025). A distanza di un anno dal suo Civil War , il cineasta britannico torna ad analizzare il tema bellico con la sua prospettiva profonda e originale. Se, infatti, nel film del 2024 lo spettatore condivideva il percorso “controcorrente” dei fotoreporter di guerra (dalla periferia al cuore degli scontri, delle bombe, del pericolo), con Warfare si trova direttamente nel suo epicentro, in una casa di una famiglia irachena invasa da un reparto di Navy SEAL statunitense, durante un’operazione non meglio specificata. Da un lato, un viaggio senza una meta specifica. Dall’altro, una staticità priva di uno scopo definito. E un filo rosso che li unisce: la potenza dell’immagine. In Civil War è la fotogr...