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Dieci Capodanni (2024): recensione

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  “E fai un gin tonic per il ragazzo triste.” Si incontrano così Oscar e Ana. Lui reduce da una litigata con l’ex-fidanzata nel bagno di un locale, lei dalle squallide avance dei clienti al bancone. È Capodanno. Lei festeggia il suo trentesimo compleanno, lui ha spento le sue trenta candeline solo il giorno prima. Due esseri umani, microcosmi di contraddizioni e complessità caratteriali, che si conoscono al ritmo di una canzone alla radio, riflettono sul significato della loro esistenza e sulle relazioni, si scoprono attraverso la sessualità. E in questo modo inizia il gioco attrazione-repulsione, la ricerca di un equilibrio relazionale che passa attraverso i caratteri forti e le emozioni dei protagonisti. Un valzer - o meglio, un’assordante musica techno di una discoteca nordeuropea - che viene immortalato dalla macchina da presa di Rodrigo Sorogoyen con cadenza periodica. Il risultato? Dieci Capodanni, dal 2015 al 2024. Dieci pennellate di un quadro che lo spettatore ha il ...