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Victoria, la recensione: una notte, una città, un solo piano sequenza

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  Ci sono film che si guardano e film che si attraversano. Victoria afferra lo spettatore per mano e lo trascina dentro la notte, senza dargli tempo di pensare, senza offrigli un punto d'appoggio. È un battito accelerato, un respiro spezzato, una corsa sotto i neon di Berlino che si fa sempre più faticosa e pericolosa. Non racconta solo una storia, ma la fa vivere in tempo reale, in ogni esitazione, in ogni scelta improvvisa. È cinema che pulsa, che suda, che trema. È una pellicola che vive nel respiro del presente, nell’immediatezza dell’azione, nella tensione continua che si costruisce scena dopo scena senza mai una pausa, senza mai uno stacco, senza mai un respiro vero e proprio. Girato interamente in un unico, monumentale piano sequenza della durata di 138 minuti (dalle 4:30 alle 7:00 del 27 aprile 2014), Victoria è infatti una sfida alla grammatica classica del cinema, un esperimento tecnico audace che diventa un viaggio emotivo, immersivo, spiazzante. La macchina da presa s...